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Il Progetto Brasile

Governo Brasiliano, Segreteria di Stato del Vaticano, St.Raphaelsverein

1939 - Le premesse dell’accordo
Tra le questioni sulle quali i documenti raccolti nella Serie ebrei potrebbero far acquisire maggiori informazioni, spicca quella riguardante la decisione del governo brasiliano di aumentare in via eccezionale le proprie quote di immigrazione con la concessione di 3000 visti di ingresso da distribuire a uomini e donne di origine ebraica convertiti al cattolicesimo1 o ai componenti di famiglie cosiddette “miste”, tutte persone ugualmente oggetto di persecuzione dai regimi nazisti e fascisti.

La vicenda ha inizio, ufficialmente, il 31 marzo 1939, quando due influenti personalità del Cattolicesimo tedesco, il cardinale arcivescovo di Monaco Faulhaber2 e il vescovo di Osnabruck, Berning3, si rivolsero direttamente al neo eletto Papa Pio XII affinché, in considerazione dell'estrema miseria dei cristiani non ariani, […] Sua Santità si degni di richiedere - per telegramma o posta aerea - un'udienza al Presidente Getulio Vargas, chiedendo la somma di 3.000 visti, non per gli ebrei di fede mosaica, che sono comunque preferiti in Palestina e negli Stati Uniti, ma per i cristiani non ariani discriminati4.
Le petizioni di Berning e Faulhaber trovarono ascolto in Vaticano. Il 5 aprile il Cardinale Maglione, Segretario di Stato della Santa Sede, riassunse le loro preoccupazioni e richieste nel telegramma che segue, inviato a nome del Papa al Nunzio Apostolico in Brasile, cardinale Benedetto Aloisi Masella: Attesa penosissima situazione cattolici non ariani costretti abbandonare Germania al più presto senza avere per altro un paese che li accolga, Em.mo Cardinale Arcivescovo Monaco nome anche Episcopato bavarese e Cardinale Arcivescovo Breslavia - ha implorato intervento Santo Padre presso codesto Ecc.mo Presidente Repubblica affinché in via eccezionale e all'infuori quota immigrazione 1939 già esaurita, sia accordato permesso immigrare Brasile nei prossimi mesi tremila cristiani tedeschi non ariani. Nomi di tali tremila persone insieme relative informazioni verrebbero segnalati dalla Associazione St. Raphaelsverein di Amburgo al competente Consolato brasiliano. In ossequio venerati ordini Santo Padre, al quale la cosa sta particolarmente a cuore, prego V. E. R. fare al riguardo quei passi che stimerà possibili e opportuni5.
Il telegramma fu ricevuto dal Presidente della Repubblica brasiliana il 14 aprile ed il suo contenuto accolto positivamente. Tuttavia la decisione se aderire o meno alla richiesta spettava al Consiglio dell’Immigrazione e della Colonizzazione, al cui interno prevalevano posizioni fortemente contrarie all’ingresso in Brasile di ebrei sia di religione che convertiti.
Il Consiglio, come spiegò il Nunzio Apostolico Benedetto Aloisi Masella al cardinale Maglione, fu per molto tempo contrario alla concessione del detto permesso, e se in seguito cedette, lo si deve a Sua Eccellenza il Presidente della Repubblica e al signor Ministro degli Affari Esteri, che vollero in qualche modo soddisfare agli augusti desideri del Santo Padre6.
Il 20 giugno 1939 il Nunzio Apostolico potè così comunicare al Cardinale Maglione la notizia dell’approvazione da parte del Consiglio della risoluzione n.39 della quale gli era stata inviata una copia. Nel trasmettere il testo del documento a Roma, il 26 successivo, il prelato estrasse e commentò i punti che seguono che – evidentemente a suo avviso - erano quelli principali.
Nell'art. I di detta « Risoluzione del Consiglio d'immigrazione e colonizzazione » si permette in modo generale l'entrata nel Brasile di 3 mila cattolici non ariani: di modo che la Santa Sede, se lo crederà opportuno, potrà servirsi di tale autorizzazione, previo accordo col Ministro degli Esteri, non solo per i cattolici tedeschi, ma altresì per cattolici non ariani di altre nazioni.
Nel paragrafo 2. dell'art. 2, si parla della venuta al Brasile di famiglie composte di almeno tre persone. A tal riguardo noterò che il Governo Brasiliano è disposto a concedere la licenza anche alle persone che vogliono venire senza famiglia e ne facciano domanda.
Nell'art. 7 si determina che gli stranieri in parola dovranno depositare nel Banco del Brasile la somma di 20 contos di Reis (cioè circa 20.000 lire) per famiglia. A tal rispetto farò notare che il Console Joao Muniz, Presidente del Consiglio d'immigrazione, mi ha assicurato che la legge esigerebbe per ogni famiglia una somma molto più elevata
7.


Le critiche
Come si è visto, il Cardinale Aloisi Masella accompagna i punti dell’accordo con commenti che cercano di mitigarne la rigidezza. Al contrario, una volta che se ne cominciò a conoscere tutto il contenuto, furono in molti, a partire dagli stessi prelati autori della richiesta, a criticarlo anche pesantemente. Intervenne inizialmente, il 17 luglio, Padre Hecht8, per ribadire che il “mediatore”, cioè l’ente che ufficialmente avrebbe trasmesso alle autorità brasiliane le richieste di visto, doveva essere unico e che tale funzione andava affidata al Raphaelsverein a Amburgo anche in relazione a chi aveva lasciato la Germania e si era rifugiato in nazioni limitrofe, considerato che nell'Olanda o Svizzera ecc. generalmente sono gli uomini rifugiatisi nel novembre 1938; ma per lo più le loro famiglie o almeno i membri ariani, sono ancora in Germania. E in Germania si devono prendere le necessarie informazioni.
Seguirono, il 26 luglio, quelle del Cardinale di Osnabrück, Berning che addirittura esprimeva la speranza che la risoluzione fosse ritirata, se non si fosse riusciti a modificarne i punti principali.
Egli, in primo luogo, metteva in evidenza, a proposito della cifra richiesta per la concessione del visto che solo 20 o 30 dei loro emigranti sarebbero in grado di versarla. Aggiungeva inoltre un’altra condizione praticamente inattuabile, cioè che potevano essere accolte in Brasile soltanto famiglie con almeno 3 persone capaci di lavorare. Proprio i più giovani, gli scapoli e le coppie senza figli – spiegava - hanno bisogno di assistenza.
Infine avvisava di essere al corrente che una ulteriore disposizione della risoluzione avrebbe previsto la limitazione della attività degli immigranti alla sola agricoltura e all'industria il che, a suo avviso veniva in pratica a togliere ogni valore a quella adesione, se questa fosse stata applicata rigorosamente, poiché -sosteneva - fra i nostri protetti la percentuale di agricoltori e di operai di fabbrica è minima, e un cambiamento di attività può certo rendere un gran numero di persone atto a svariati mestieri manuali, ma non potrà in nessun modo dare utili risultati nell'industria e nell'agricoltura9.
Il Vaticano fece proprie queste critiche e il cardinale Maglione chiese al Nunzio Apostolico in Brasile di rappresentarle al governo brasiliano e al cardinale Cesare Orsenigo, Nunzio apostolico a Berlino. L’intenzione era quella di farle arrivare anche all’ambasciatore del Brasile in Germania, considerato che tutti i visti sarebbero dovuti passare, almeno in base al primo accordo, attraverso quella rappresentanza diplomatica10.
La risposta che Orsenigo ricevette dall’Ambasciatore fu di netta chiusura, soprattutto per quanto riguardava la somma da versare una volta ottenuto il visto che, secondo il suo parere, non doveva essere diminuita11.

L’accordo definitivo
I contatti diplomatici che si svolsero nei mesi successivi videro la trattativa spostarsi a Roma ed avvenire, al contrario di quanto accaduto fino a quel momento, direttamente tra la Segreteria di Stato vaticana e l’Ambasciata brasiliana presso la Santa Sede.
Furono questi contatti a consentire di raggiungere, il 4 marzo 1940, il seguente accordo:
Dei 3.000 cattolici di cui si tratta, una parte, composta di 2.000 persone residenti in Germania, dipenderà dall'Ambasciata del Brasile a Berlino, agli effetti della concessione del visto sui rispettivi passaporti, mentre il rimanente gruppo, di 1000 persone, rifugiate nei restanti paesi europei, sarà attribuito alla giurisdizione dell'Ambasciata del Brasile presso la Santa Sede, ai medesimi effetti.
Per quanto riguarda l'autorizzazione di visti da parte dell'Ambasciata a Berlino, quest'ultima non prenderà in considerazione che le richieste debitamente giustificate del «Raphaelsverein» o del Nunzio Apostolico a Berlino.
Per quanto, invece, concerne l'autorizzazione di visti da parte dell'Ambasciata presso la Santa Sede, le relative domande dovranno essere inoltrate direttamente dalla Segreteria di Stato di Sua Santità, con la esplicita menzione che si tratta di rifugiati da venire inclusi nella quota attribuita a quest'Ambasciata
12.
Allegata al documento c’è la seguente nota della Segreteria di Stato Vaticana, stilata il 6 marzo:
I 1.000 visti riservati all'Ambasciata brasiliana presso la S. Sede, per semplificare le pratiche d'emigrazione, sembrerebbe opportuno che fossero così divisi:
N. 100 per i cattolici non ariani profughi in Svizzera
N. 100 per i cattolici non ariani profughi in Olanda
N. 100 per i cattolici non ariani profughi in Belgio
N. 100 per i cattolici non ariani profughi in Francia
.
Questo purché, naturalmente, i Rappresentanti diplomatici Brasiliani nelle capitali delle quattro nazioni menzionate vengano autorizzati a rilasciare i visti a quelle persone che sono raccomandate dalle rispettive Nunziature Apostoliche. Resterebbero ancora a disposizione dell'Ambasciata presso la Santa Sede N. 600 permessi d'immigrazione: questi potranno servire per i cattolici non ariani residenti in Italia: e al caso, potrebbero poi essere destinati per profughi di altri paesi o degli stessi sopra accennati nell'ipotesi che il centinaio risultasse insufficiente al bisogno13.
Va riportato a parte il punto conclusivo dell’accordo, nel quale veniva stabilito che:
si concederà il visto che ai cattolici di cui i sentimenti religiosi siano attestati dalle autorità ecclesiastiche, e la cui fede sia garantita da un certificato di battesimo ricevuto prima dell'anno 193314.
Quest’ultima disposizione rischiava di rimettere in gioco tutta la trattativa, in quanto finiva per ridurre di molto le persone che avrebbero potuto richiedere il visto, ma l’immediato intervento del cardinale Tardini presso l’ambasciatore brasiliano ottenne da questi l’assicurazione che in ogni caso basterà un certificato della Segreteria di Stato che garantisce la bontà e serietà dei rifugiati.

Le difficoltà nell’applicazione
Questi gli accordi diplomatici, ma risultò evidente fin dall’inizio della loro applicazione che essi dovettero scontrarsi con molte incertezze e difficoltà e che le loro ambiguità avrebbero anche dato luogo spesso ad interpretazioni personali e arbitrarie.
Iniziò il governo brasiliano, che presentò al Vaticano le proprie rimostranze rispetto ai primi rifugiati che arrivati in Brasile.
Viene l'Ambasciatore del Brasile - annota monsignor Tardini il 20 maggio 1940 - molto contrariato per dire che gli ebrei arrivati là fanno pessima impressione, che moltissimi appariscono battezzati nel 1939.
Perciò egli, a nome del Presidente, comunica: 1) che gli ebrei ai quali si accorda l'ingresso in Brasile debbono essere battezzati da qualche anno almeno 2) che le eccezioni a questa regola non possono essere che rare e ben comprovate.
E il cardinale Maglione annota: se ne tenga conto
15.
La stessa Segreteria di Stato Vaticana, inoltre, continuò a chiedere, attraverso il Nunzio Apostolico, che le regole stabilite per la concessione del visto venissero rese meno gravose.
Le trattative proseguirono ancora per diversi mesi fino a raggiungere l’accordo per un nuovo regolamento che andava ad integrare il primo.
Il suo contenuto venne portato a conoscenza del Cardinale Maglione il 2 agosto del 1940:
Governo [brasiliano] animato migliori disposizioni confermare concessione fatta, però non desidera venuta molte persone che, senza denari e lavoro, creano difficoltà ordine economico. Governo consente venuta 3000 Cattolici che portano 20000 lire; A quelli che portano 1000 lire sarà permessa entrata se hanno antecedentemente lavoro e collocazione assicurati; Se Santa Sede desidera, permette pure entrata senza portare 20000 lire e senza garanzia lavoro, ma solamente per 50 persone al mese, per evitare aumento disoccupazione.
Ma Monsignor Montini si chiede: Valgono solo per Berlino ? Accordarsi con l'Ambasciatore del Brasile e poi informare Nunzio Berlino e Raphaelsverein16.
Un passaggio del rapporto allegato al telegramma – risultato dell’incontro tra il Nunzio e il Ministro degli Esteri brasiliano, messo per iscritto e controfirmato dai due - risponde alla domanda di monsignor Montini. Circa detto documento, che è molto chiaro, noterò appena: a) che il Governo principalmente si preoccupa con la questione dei disoccupati e non brama che vengano al Brasile persone sprovviste di lavoro e di mezzi di sussistenza; b) che dei 50 visti di cui si parla nel n. 3 del documento in parola, 25 saranno concessi dall'Ambasciata brasiliana in Berlino e 25 da quella presso la Santa Sede; e) che il surriferito documento per sé non annulla le clausole contenute nella « Risoluzione n. 39» del 23 giugno 1939 (cfr. Rapp. n. 21486), eccezione fatta per l'art. 7, relativo alla esigenza monetaria, la quale sarà regolata secondo le disposizioni contenute nel nuovo documento; d) con le organizzazioni cattoliche e particolarmente coi Rev.mi Ordinari del Brasile si potrà lavorare per trovare occupazione ai cattolici non ariani; ma prima di prendere qualsiasi iniziativa sarei desideroso di sapere se si tratta o no anche di persone che siano disposte a lavorare come contadini, meccanici ecc.; e) la buona esecuzione di queste concessioni dipende in gran parte dalla buona volontà degli Ambasciatori in Berlino e presso la Santa Sede: al primo di essi già ho fatto raccomandare di interpretare con benevolenza le istruzioni ricevute al riguardo dal Governo17.

Fin qui i documenti ufficiali attraverso i quali si ricostruiscono le tappe del lavoro diplomatico che portò agli accordi sulla concessione dei visti.
Le pratiche relative alla concessione dei visti che occupano gran parte della documentazione contenuta nella Serie Ebrei consentono ora di instaurare un primo immediato confronto tra quanto essi stabiliscono e le modalità con le quali la Segreteria di Stato li metteva in pratica.
L’impressione generale, tuttavia, è che sulle decisioni della Segreteria di Stato vaticana cui era stato affidato il compito di selezionare - appoggiandole o meno - le richieste di visto di ingresso in Brasile non pesarono tanto le condizioni stabilite dagli accordi, quanto le informazioni che si ottenevano attraverso le raccomandazioni che accompagnavano le domande e la mole dei documenti che i richiedenti presentavano, tra i quali i più importanti erano quelli relativi alla data del battesimo.


1 L’appellativo con il quale queste persone erano indicate nei denominati variava: cattolici non ariani, israeliti cattolici, cattolici tedeschi, ebrei cattolici. Nei documenti vaticani viene usato quello di “cattolici non ariani” che, secondo alcune fonti, era in uso nella burocrazia nazista.
2 Ecclesiastico tedesco (Klosterheidenfeld 1869 - Monaco 1952). Sacerdote nel 1892, vescovo di Spira (1911), e poi di Monaco e Frisinga (1917), fu creato nel 1921 cardinale. Fu uno dei più fieri oppositori di Hitler e del nazismo, contro cui predicò più volte nella cattedrale di Monaco.
3 Fu ordinato prete nel 1900 e fu nominato e consacrato vescovo di Osnabrück nel 1914. In qualità di vescovo di Osnabrück, amministrò il vicariato apostolico della Germania settentrionale (prima con il titolo di pro-vicario e poi, dal 1921, con il titolo di vicario apostolico) e la prefettura apostolica dello Schleswig-Holstein
4 Cfr: Avraham Milgram – – A Tentativa de salvação de católicos – não-arianos – da Alemanha ao Brasil através do Vaticano (1939-1942), Imago Editora LTDA, 1994, p 85
5 Atti e documenti della Santa Sede (d'ora in poi ADSS) Vol 6, 5 aprile 1939, 11: Cardinale Maglione al nunzio Rio de Janeiro Aloisi Masella. pp. 69-70.
6 ADSS, Vol.6, 31.7.1939 47. Il nunzio Rio de Janeiro Aloisi Masella al cardinale Maglione, p. 118
7 ADSS, vol.6.28 giugno 1939, 35Il nunzio a Rio de Janeiro Aloisi Masella al cardinale Maglione, pp. 99-100
8 Il padre Franz Xaver Hecht era Procuratore generale dei Pallottini dal 1937 e rappresentante dell'opera di San Raffaele (St. Raphaelsverein) a Roma. Il St.Raphaelsverein era stato fondato nel 1871, con lo scopo di offrire agli emigranti cattolici sicurezza e accompagnamento nel loro cammino verso la loro nuova patria. Alla vigilia della seconda guerra mondiale, l'Associazione St. Raphaels si dedicò soprattutto a consentire a coloro che erano perseguitati dal regime nazista di fuggire dalla Germania verso il Sud America. I destinatari della sua opera erano principalmente cattolici di origine ebraica ("cattolici non ariani") che erano stati colpiti dalle leggi razziali di Norimberga.
9 ADSS, Vol.6, 20 luglio 1939,42. Il vescovo di Osnabriick, Berning al cardinale Maglione, pp 108/109
10 ADSS, vol.6. 30 agosto 1939, 53. Il cardinale Maglione al Nunzio Apostolico a Berlino Cardinale Cesare Orsenigo, p 124
11 Ciro de Freitas Vale, ambasciatore del Brasile a Berlino, mantenne, fin dal primo momento, un atteggiamento del tutto negativo nei confronti dell’autorizzazione dei visti, come risulta da: ADSS, Vol.6, 14 agosto 1940, 285.Il nunzio Apostolico di a Berlino a Monsignor Montini,p.389 e dall’allegato Il segretariato Generale del Raphaelsverein , Menningen al Nunzio Apostolico a Berlino, 13 agosto1940, p.390
12 ADSS, Vol.6, 4 marzo 1940, 164. L'Ambasciata del Brasile presso la Santa Sede alla Segreteria di Stato, p.253
13 ADSS, Vol.6, Ibid. p.254
14 ADSS, Vol.6, Ibid. p.254
15 ADSS, Vol.6,20 maggio 1940 208. Nota dell'Arcivescovo Tardini, Litigi sui cattolici non ariani immigrati in Brasile, p.313
16 ADSS, Vol.6, 2 agosto 1940, 275. Il Nunzio Apostolico in Brasile Aloisi Masella al Cardinale Maglione p.380
17 ADSS, Vol.6, 7 agosto 1940 280. Il Nunzio Nunzio Apostolico in Brasile Aloisi Masella al Cardinale Maglione p. 383

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